L’architettura è un’arte unica perché crea e modella i volumi, si eleva dalla bidimensionalità concettuale del disegno e crea spazi in altezza, l’architetto è lo scultore dell’abitare, del vivere, del discutere, del curarsi, del decidere, dello studiare, del pregare, del dormire, del mangiare, del divertirsi. Lo spazio artificiale protegge l’uomo e la sua quotidianità.
L’altezza di un edificio è sempre stata un elemento di attrazione: nell’ultimo secolo siamo arrivati a elevazioni strutturali incredibili, e tutte le grandi città hanno dei grattacieli imponenti. Questa caratteristica della tridimensionalità ha da sempre avuto un aspetto mistico e impattante sulla società: pensiamo agli altari dei templi antichi, alle piramidi d’Egitto, al Partenone di Atene, alle mura delle città medioevali, alle maestose cattedrali gotiche che si elevano ad altezze incredibili, al concetto di modernità che sta dietro al grattacielo.
Lo sviluppo verticale come simbolo di elevazione spirituale e sacralità, la risalita come atto di distacco dalla terra e dalla mondanità, il percorso verso il cielo e lo spazio non finito non percepibile nella sua completezza dall’essere umano, l’inesplorato a confronto di ciò che vediamo e tocchiamo con i piedi per terra.





